About me

Questo spazio nasce con l'intenzione di condividere due mie grandi passioni: leggere e scrivere.
Qui troverete le recensioni dei libri che il destino mette sul mio cammino, quelli che scelgo per istinto in libreria o che mi sono stati consigliati.
Che siano classici o novità non ha importanza, l'importante è mantenere vivo l'amore per la lettura.
In più ogni tanto troverete le mie annotazioni, il mio punto di vista su ciò che mi circonda, ciò che coglie il mio sguardo sul mondo, come fosse un piccolo diario.
Il mio nome è Anna e vi do il benvenuto nel mio grande mondo!

Anna Crisci è nata a Firenze nel 1967, dove vive tuttora.
Autrice di commedie teatrali, scrive recensioni e
consigli di lettura sul sito Firenze Formato Famiglia e gestisce questo blog che è anche pagina Facebook dove tratta,
tra l'altro, di libri e spettacoli teatrali. Con il gruppo
ConsapevolMente si occupa di organizzare eventi per promuovere la figura femminile e la difesa della donna.
Nel 2017 ha partecipato con due
racconti all'antologia tutta al femminile “Squilibri”, edita
dalla Porto Seguro e ha pubblicato il suo primo romanzo "La lista di Clelia" anch'esso edito da Porto Seguro.



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giovedì 2 novembre 2017

Due chiacchiere con gli autori: Anna Maria Falchi

Penso che leggere sia una delle esperienze più belle che si possa fare e spesso, quando si chiude un libro, viene la voglia di poter dialogare con l’autore, proprio per questo motivo quando ne ho l’opportunità  chiedo sempre che mi sia rilasciata un’intervista.
Questa volta ho avuto l’occasione di poter scambiare due chiacchiere con la scrittrice Anna Maria Falchi, autrice per Guanda di due libri: “L’isola delle lepri” e “La spiaggia di quarzo”.


Anna, cosa significa per te scrivere?

- Significa inventarmi ogni volta un mondo parallelo, attraverso il quale veder scorrere parte della mia vita, allontanare le paure, ripescare i ricordi, scavare nell'animo fino a scoprirmi più leggera.
Quali sono i modi in cui sviluppi il tuo processo creativo?

- Non ho un metodo, o almeno non credo. Quando sento di avere qualcosa da raccontare mi siedo davanti al computer e scrivo. Scrivo velocemente per arrivare alla fine prima possibile, per giorni non penso ad altro se non alla storia che voglio raccontare, a come svilupparla, a come portarla avanti. Non vedo l'ora di liberarmi di tutti gli impegni quotidiani per tornare sul testo, lavorarci.
Quando poi arrivo in fondo inizio la rilettura, più volte intervengo sul testo, ripulisco, levigo, rivedo alcune parti. Il momento più difficile arriva quando devo chiudere la storia. Non riesco mai a trovare un finale apprezzabile fin da subito, perché le storie difficilmente finiscono e basta, da ogni finale potrebbero nascerne altri e altri ancora e decidere di porre una fine drastica mi agita.

Come riesci combinare il tuo rapporto privato come scrittrice davanti al foglio bianco con quello della scrittrice in pubblico alle presentazioni dei tuoi libri?

- Davanti al foglio mi sento più disinvolta, non mi fa paura. So di poterlo 'imbrattare' come voglio, mi prendo le pause di cui ho bisogno, mi fermo e vado avanti come e quando lo desidero. In pubblico diventa tutto più difficile, i tempi sono dettati dalla presentazione, non posso divagare, perdermi e ritrovarmi come invece faccio mentre scrivo. E poi il pubblico mi agita. Quando scrivo sono sola, io e il foglio davanti a me, non ho fretta, non ho timore di usare la parola sbagliata al momento sbagliato, so che posso tornarci sopra e riflettere. Quando ho un pubblico davanti la situazione cambia, è tutto più immediato, diretto. Mi emoziono facilmente. Inoltre non amo parlare dei miei romanzi, una volta scritti preferisco ascoltare cosa ne pensano gli altri, i lettori, sapere se sono riusciti a provare emozioni simili a quelle che ho provato io durante la stesura.
Che tipo di rapporto hai con le tue opere durante e dopo la stesura?

- Durante la stesura leggo il testo  un'infinità di volte e in tempi diversi. Lasciar scorrere il tempo  prima di una seconda lettura mi aiuta a prendere la giusta distanza dalla storia, mi sento meno coinvolta e quindi più obiettiva, taglio e cucio senza troppi ripensamenti.
Quando il romanzo  è finito, quando ha superato la correzione di bozze ed è pronto per la stampa... beh, a quel punto aspetto la copia da inserire tra le altre nella libreria e non lo leggo più. So che, essendo trascorsi alcuni mesi dall'ultima correzione, potrei scovare parti che preferirei cambiare e, non potendo più  farlo, ci rimarrei male.
Cosa pensi della crisi dell'editoria, vedi la luce alla fine del tunnel?

- Deve esserci per forza, non si può vivere senza libri. Voglio essere ottimista, almeno questa volta.
Quali generi di letture ti piacciono e qual'é l'ultimo libro che hai letto?

-  Mi piace spaziare, leggo davvero di tutto. Amo i romanzi che scavano nell'animo umano fino a scoprire ferite profonde. Non amo particolarmente il fantasy, aspetto una storia scritta veramente bene e che mi possa entusiasmare. Fra gli ultimi libri che ho letto c’è “Lo stesso vento” di Valerio Aiolli, un bravissimo autore fiorentino. È un gran bel libro del quale sto consigliando la lettura, in genere consiglio soltanto libri che ho letto e che mi sono piaciuti.


Parla del tuo libri e spiega ai lettori perché dovrebbero leggerli 
- Ho scritto due romanzi, “L'isola del- Ho scritto due romanzi, “L'isola delle lepri” e “La spiaggia di quarzo”, editi da Guanda. Sono molto diversi tra loro, il primo è una storia familiare, un romanzo di formazione,  mentre il secondo  lo definirei un romanzo di educazione sentimentale. Ma in tutti emerge un filo conduttore comune, legato alla memoria, al ricordo. A me piace entrare e uscire dal passato, calarlo nel presente per poi allontanarlo. Il passato è parte di noi, non possiamo farne a meno, ci ha forgiato nel bene e nel male e ce lo trasciniamo dietro per tutta la vita, influenza le nostre scelte, le nostre decisioni, le nostre emozioni.

Ho scritto anche alcuni racconti per il “Decameron 2013”, un'antologia curata da Marco Vichi.
Ho scritto un racconto per Scritto nella memoria, un'altra antologia curata da Vichi per Guanda Editore. Anche in questo la storia è legata a un ricordo familiare.
Per Leonardo Edizioni ho scritto “La cripta svelata”, un breve racconto ambientato nella Cripta di Santa Reparata a Firenze, e che fa parte della collana “Narrare humanum est”, ideata da Marco Vichi e dallo storico dell'arte Sergio Risaliti. È un'idea molto bella, più autori si sono cimentati nella scrittura di storie brevi ambientate in luoghi di importanza storica e artistica della città, per avvicinare il pubblico alle opere d'arte anche attraverso la narrazione.
 Spiegare ai lettori perché dovrebbero leggermi è difficilissimo, per una come me quasi impossibile. Posso dire che il mio lettore preferito è colui che si avvicina alla lettura senza pregiudizi, che ama i salti temporali, immergersi nella vita dei protagonisti quasi fosse la sua.

Nelle tue storie il punto di vista è al femminile, si tratta di una scelta casuale? Hai mai pensato di cimentarti con un protagonista maschile?
- In molti miei racconti è una scelta casuale, faccio  parlare le emozioni e farlo attraverso  un personaggio femminile mi viene spontaneo. Ho lavorato di recente a un racconto lungo, in questo caso ho deciso di cambiare, scegliendo una voce narrante al maschile. È stata un'esperienza sfidante.
Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
 - Non smetto mai di scrivere, non sempre lo faccio con l'intento di far leggere o di  pubblicare, pertanto posso dire che lavoro sempre a 'qualcosa di nuovo', almeno per me.
Come vivi la figura dell'editor?
-  Per ora benissimo. Ho avuto il privilegio di lavorare con un editor eccezionale, una donna dolcissima, preparata, attenta.
Ho lavorato bene con lei, mi ha dato sicurezza, mi ha aiutato a crescere, a migliorare, i suoi consigli sono sempre risultati preziosi.
Cosa consiglieresti a un novello scrittore?
-  Nonostante l'età mi considero anche io un 'novello scrittore', non so se sarò in grado di dare consigli.
Posso consigliare di non demordere mai, questo sì, e di non cadere nella tentazione delle pubblicazioni facili. A volte un testo che ci sembra perfetto necessita di una rilettura, di un consiglio. Non dobbiamo peccare di presunzione, ma rimanere umili. 
Pensi che sia difficoltoso ancora oggi per una donna farsi spazio nel mondo della scrittura?

- Oggi voglio pensare positivo a tutti i costi. La scrittura non ha differenze di genere, io questo voglio proprio crederlo.
Se una storia è bella, ben raccontata, scritta con cura e attenzione, se suscita emozioni, allora  sarà lei a farsi spazio nel mondo editoriale.



ANNA MARIA FALCHI
Nasce a Firenze nel 1967. All’età di un anno si trasferisce con la famiglia in Sardegna, a Solanas, piccola frazione di Cabras, nella provincia di Oristano, dove vive infanzia e adolescenza. Nel 1988 lascia l’isola per tornare a Firenze, dove attualmente risiede.

mercoledì 16 novembre 2016

Due chiacchiere con Catherine Dunne

Ieri pomeriggio all'Enoteca Alessi in Via delle Oche, dieci donne riunite intorno ad un grande tavolo in legno e sedute su degli sgabelli, sorseggiando dell'ottimo prosecco, hanno incontrato la scrittrice irlandese più nota e seguita in assoluto: Catherine Dunne.
Gentile, ironica e disponibile, ha risposto alle nostre curiosità con la pacatezza e la semplicità che appartengono solo alle grandi donne.
Ha raccontato di come si svolge il suo lavoro creativo, del rapporto che instaura con i suoi libri e sul valore e l'importanza che la lettura ha avuto per lei.
Ognuna di noi ha posto le sue domande e lei ha dimostrato per esse curiosità e gratitudine.





 Naturalmente ho approfittato dell'occasione per porle anche io un paio di domande.
Riferendomi al suo ultimo libro "Un terribile amore", le ho chiesto se il fatto di aver scelto come origini per le sue protagoniste la zona dell'Estremadura in Spagna per il personaggio di Pilar e l'Irlanda per il personaggio di Calista e di aver fatto confluire l'intera storia in Estremadura, fosse stata una scelta che nascondesse un significato particolare.
Catherine ha spiegato che quando era studente ha avuto modo di conoscere la Spagna e che per scrivere il libro si è recata in Estremadura per delle indagini, cogliendo la somiglianza dal punto di vista sociale con l'Irlanda degli anni '70. Ha sottolineato poi quanto i luoghi possano essere utili nel processo creativo, proprio per le emozioni che trasmettono, così come i rapporti familiari che possono celare grandi fonti d'ispirazione.
Infine le ho chiesto quanto pensa ancora ci sia da fare per la situazione della donna, dal momento che nei suoi libri traspare il messaggio che le donne possono riuscire a trasformare le proprie debolezze in punti di forza.
La sua risposta è stata la seguente:
In un mondo dove viene eletto come Presidente degli Stati Uniti un uomo che ha così poca considerazione delle donne, c'è ancora tanto da fare.
In un sistema educativo dove le bambine vengono spinte a sembrare delle ventenni, in una realtà dove a una donna si chiede come ha potuto sopportare la violenza di un marito, ma non si chiede al marito perché è stato violento, dove solo alle donne è consigliato di non uscire con il buio, mentre la stessa raccomandazione non viene fatta agli uomini, c'è bisogno che le donne si riapproprino della coscienza di sé ed è fondamentale lavorare sulle nuove generazioni.
Si è concluso poi l'incontro con un piccolo aperitivo offerto dall'Enoteca, con foto di rito e i migliori auguri di Catherine per il nostro evento ConsapevolMente contro la violenza sulle donne che si svolgerà sabato 26 novembre e del quale si è dimostrata entusiasta.
Tornando verso casa, attraversando il centro di Firenze con un freddo che si era fatto più tagliente, non ho potuto fare a meno di pensare che ero stata seduta accanto a Catherine Dunne, avevo parlato con lei e che nemmeno la difficoltà della lingua era riuscita a farci sentire distanti.